Ero in fila dal panettiere, sì, quello di cui mi sono invaghita di cui vi ho già accennato, e il mio cuoricino stava soffrendo per il mio tesoro che era alle prese con due finanzieri. Avrei voluto strozzarli, perché vedevo il mio amore visibilmente turbato, ma ho accuratamente evitato di fare alcunché, certa come ero che qualunque cosa avessi tentato di fare non avrebbe sortito altro risultato che peggiorare la sua situazione. Purtroppo, ho avuto modo di sperimentare sulla mia pelle più di una volta cosa significhi cercare di imporre le proprie ragioni a militi di vario ordine e grado, e soffrivo in silenzio facendo la fila.
Nel frattempo - era tutto fermo, visto che Marco, così si chiama, era impegnato con le due guardie - ascoltavo chi mi precedeva e seguiva parlare di scottanti argomenti di attualità, cercando di non farmi coinvolgere dalle bestialità che mi tocca spesso sentire, ma a un certo punto, non ce l'ho fatta più e sono dovuta intervenire. La donna che mi precedeva, un tipino non tanto alto tutta piena di sé, solidarizzava, soffrendo vistosamente, col Santo Padre per le ingiustizie che aveva dovuto subire negli ultimi giorni a causa di quegli scomunicati di professori dell'università La Sapienza.
"Guardi, signora" diceva, "si sono accaniti contro di Lui. Ma si rende conto che sono andati a rispolverare una storia di frasi che avrebbe detto oltre quindici anni fa su Galilei?"
Mentre fino a quel momento avevo ascoltato distrattamente, cercando di tacere, a quel punto ho sbottato: "Cosa sono i quindici anni passati da quella dichiarazione rispetto ai quattro secoli che il buon Benedetto XVI ha saputo aspettare per ribadire che il povero Galilei era un eretico? Se i professori non hanno la capacità di perdonare, tanto meno mi sembra che ce l'abbia Ratzinger, e ciò mi sembra in contrasto con quanto dovrebbe insegnare, visto che si ispira al Vangelo."
La signora mi ha scrutato con sospetto, ho letto sul suo viso "ma che vuole sto travestito", ma ha educatamente risposto: "Non è giusto che si impedisca a un'autorità come il Papa di parlare."
Ho risposto, conciliante: "Guardi, signora, su questo ha ragione, la cosa è stata mal gestita da entrambe le parti. Ma, tutto sommato, non mi sembra che la religione cattolica non abbia i suoi spazi in Italia, anzi, tutt'altro; scuola, televisione, giornali, radio - lo sa che non riesco mai ad ascoltare Radiotre perché è oscurata da RadioMaria? - mi pare che siano ovunque. Il Papa è la massima autorità dei cattolici, e ai cattolici dovrebbe rivolgersi. Non intromettersi nella gestione dello stato che, sulla carta almeno, è laico, e nelle questioni private dei cittadini, mettendo bocca in questioni che i preti non conoscono, come il sesso, l'aborto, la famiglia, eccetera."
"Massì" ha replicato la signora, dimostrando maggior buonsenso degli ecclesiastici, "loro dicono, ma poi ognuno si regola a modo suo …"
"Allora, conviene con me che sarebbe più opportuno astenersi dal prendere certe posizioni. Anzi, una ripassata del Vangelo non nuocerebbe. Tanto per ricordare cos'è il perdono e l'amore per il prossimo."
A proposito di amore per il prossimo, ho cercato di seguire l'evolversi della situazione dietro il banco di vendita, dove Marco stava esibendo delle fatture alle guardie: "Guardi, oggi paghiamo la farina il doppio di quanto la pagavamo a giugno, il pane non l'abbiamo ancora aumentato. Se l'accusa che mi si rivolge è di essere fesso, mi dichiaro colpevole." Uno dei due finanzieri ha tagliato corto: "Noi dobbiamo solo fare dei rilevamenti, ci faccia fare il nostro lavoro." L'avrei ucciso.
Dopo un po', se ne sono andati, e la fila è finalmente ripartita, ho potuto comprare il pane al sesamo di cui vado pazza, ho cercato di rendermi accattivante a Marco, ma mi rendo conto che non è il sistema migliore, ma tanto sabato torna il mio ragazzo …