
Quante volte siamo fuorviati nella nostra valutazione di una persona in base ai pregiudizi che abbiamo? Quante volte non riusciamo a vedere in essere umano altro che un’immagine stereotipata, sia esso gay, straniero o diverso in qualunque altro modo da quello che viene considerato comune e normale? Dimentichiamo, così, e perdiamo anche la possibilità di goderne, che ognuno di noi vive tenendo conto di tutte le variabili che la nostra condizione umana ci offre. Pensando a un gay, per esempio, quante volte riusciamo a inquadrare la sua personalità in qualcosa che non ruoti, in maniera esclusiva o quasi, intorno al sesso e alla sessualità come ce la immaginiamo o come ci viene dipinta? Quasi come se ogni persona gay vivesse soltanto della propria sessualità e disegnasse intorno a essa il resto della sua vita, relegando tutte le altre azioni, mangiare, lavorare, pagare il mutuo, a un ruolo secondario e subalterno. Succede la stessa cosa, per esempio, guardando immagini di guerre che ci arrivano, tramite i media, da paesi quali l’Iraq o l’Afghanistan, raramente ci sfiora l’idea che la maggior parte di quelle persone viva le stesse gioie e gli stessi dolori che viviamo noi tutti i giorni, con in più la guerra, certo, con il conflitto come triste e iniqua cornice. Tutte le prese di posizione distorte che ci tocca ascoltare ogni giorno scaturiscono da questo modo superficiale di guardare a chi è diverso da noi, che sia lo zingaro, che vive solo per rubare; il gay, che vive solo per cercare sesso; il musulmano, che vive solo nell’odio del mondo occidentale quando non sia addirittura un terrorista inguaribile, come asseriva la Fallaci in un suo delirante libretto. E’ un peccato, però, limitare la propria visione all’angolo “retto” davanti ai nostri occhi, perché ogni essere umano è un mondo pieno di peculiarità e, spesso, di sorprese, che la natura offre alla nostra esperienza e alla nostra fragile esistenza.