Quando ero bambina, quando ancora indossare abiti femminili era un piacere fine a se stesso, quando la cosa mi veniva concessa con un sorriso bonario anche alle feste di famiglia, c'era una cosa che terrorizzava le mie notti infantili: il momento in cui sarei diventata "giovane". Questa specie di limite fra l'infanzia felice che vivevo e una fase delle vita che era ancora piena di incognite, era reso fosco dai discorsi che sentivo fare dai "grandi", quando parlavano dei "giovani d'oggi" che, essendo passato ormai qualche decennio, sono ora ben oltre il "mezzo del cammin di nostra vita". I giovani, questi esseri mostruosi e perversi, erano dipinti come dediti prevalentemente a due attività, evidentemente malsane: il sesso e la droga. Queste attività, a dire il vero, erano inframmezzate da altre, minori, che accomunavano tutti: non rispettare gli adulti, non alzarsi dal sedile dell'autobus per cedere il posto agli anziani, non salutare e ascoltare la musica a volume altissimo, fra le altre cose. Ovviamente, le prime due erano al primo posto nei discorsi e nelle preoccupazioni dei genitori che, poverini, avendo vissuto immacolati quella fase, erano scandalizzati e, nel contempo, preoccupati per quanto appariva drammaticamente ai loro occhi.
Oggi, che anche io sono ben oltre il confine per descrivere il quale ho preso in prestito le parole di Dante, posso tracciare un bilancio dal quale gli adulti, di tutte le generazioni e di tutti i tempi, escono clamorosamente rincoglioniti e di corta memoria, per tacere della malafede. Posso dire che tutto quello che si dice dei giovani oggi, lo si diceva 20-30 anni fa, compreso il bullismo, la droga, la maleducazione, il pessimo gusto nel vestire e tutte le solite fesserie che si tramandano come fossero reliquie di famiglia.
E, con un sorriso misto a rimpianto, penso alla mia infanzia resa infelice e spaventata, passando notti insonni, a pensare a quando anch'io sarei diventato "giovane" e a come avrei potuto ottenere da Gesù Bambino che mi dispensasse dall'entrare in quella età di perdizione.