Davanti a una vetrina, mentre Helena fumava una sigaretta guardando schifata la merce esposta, Yvonne e io pensavamo che, per poterla comprare, avevamo bisogno di un mutuo o di un terno al lotto, evento quanto mai improbabile, considerando la nostra scarsa propensione ad autotassarci con quel gioco malefico.
"Guarda com'è bello quel paio: tacco come piace a me, quel tocco di kitch che non guasta", stava dicendomi Yvonne. "290 euro, però ... ci devi lavorare due settimane."
Helena sbuffando, si è fatta andare il fumo di traverso: "La prossima volta che dovete andare in giro per questa robaccia dozzinale, lasciatemi in pace. Starei dormendo da due ore, adesso. Per colpa di voi due sguattere le mie rughe stanno diventando dei solchi."
Yvonne e io l'abbiamo mandata a quel paese platealmente, ma lei neanche ci ha sentite perché, nel frattempo, era corsa dietro a un donnino tutto sculettante che era entrato nella boutique - proprio il tipo che piace a lei - dimenticando quanto aveva appena detto a proposito della merce esposta in vetrina, ed evidentemente, delle poveracce che la indossano.
Ci siamo guardate, come due superstiti, e ci saremmo rimesse a sognare di scarpe e abitini con o senza paillettes, quando Yvonne ha assunto un espressione che ho imparato a temere, e ha detto: "Sai, la storia dell'euro: credo di aver capito tutto..." L'ho afferrata per un braccio e l'ho trascinata verso il bar di fronte.
Ho riaperto la bocca soltanto dopo che eravamo entrambe sedute di fronte a due doppio malto da 400 ml: sapevo che la cosa sarebbe andata per le lunghe. "E adesso spara", le ho intimato, "vorresti dire che hai una teoria sul perché molti prezzi sono raddoppiati da quando l'euro ha assunto corso legale?"
Mi ha sorriso con l'aria di chi ha capito tutto - lo sa che odio quello sguardo, ma non può farne a meno - e ha incominciato. "Se ci pensi bene, i prodotti che hanno subito un reale aumento di prezzo da quando c'è l'euro, non sono tantissimi. Anzi, la maggior parte degli alimentari e degli elettrodomestici costa meno. Sai cos'è realmente cambiato, e tanto? La nostra propensione a spendere."
"Ma dai", le ho detto, più che altro per alleggerire lo sguardo insistente con cui stavo fissando il cameriere dai capelli neri che si muoveva silenzioso fra i tavoli.
"Davvero! Il mese scorso, per esempio, ho comprato il palmare. Questo" e me lo ha fatto vedere orgogliosa, come quando si esibisce una cosa nuova. "L'ho pagato 235 euro. Ora, stavo riflettendo sul fatto che non lo avrei mai comprato se avessi dovuto superare l'ostacolo psicologico delle 450.000 lire. Abbiamo la sensazione di spendere la metà di quanto realmente facciamo, ed è questo che ci frega." Mi ha presa per una mano, tentando di dare una scrollata alla mia attenzione persa dietro le fasce muscolari che riempivano deliziosamente i pantaloni neri del cameriere, e ha proseguito: "Io sono convinta che il rapporto di cambio sia stato studiato proprio per ottenere quest'effetto: era da tempo che si parlava della propensione al risparmio di noi europei, gli italiani soprattutto, ed è lì che si posavano le mire dei grossi gruppi industriali e commerciali. Rifletti su un particolare: come mai l'euro è stato scelto come moneta solo da quei popoli che potevano spendere di più? Ecco, guarda" e infila il palmare nella linea ideale che partiva dai miei occhi per raggiungere quelli del moretto che girava per i tavoli, "guarda i tassi di cambio: i tedeschi, gli italiani, i portoghesi, gli spagnoli e gli austriaci, hanno un rapporto psicologico quasi di uno a due: quello che costava 2 adesso costa 1, e quindi lo compri con più facilità. E adesso, invece, guarda quelli dei paesi che non hanno aderito a eurolandia: Inghilterra, Danimarca, Norvegia ... vedi? Sono tutte nazioni in cui i consumi si sarebbero contratti, per il contraccolpo psicologico di spendere più di prima."
L'ho guardata senza parlare. A volte penso che sia davvero un genio. A volte che sia semplicemente pazza. In quei secondi che trascorrevano in silenzio, stavo decidendo quale delle due fosse in quell'occasione.
"Noi abbiamo creduto di aver scelto, di aver fatto referendum consapevoli di scegliere in base alle nostre idee: invece ci hanno fatto fare sempre quello che vogliono. Ci manovrano come bamboline, come i protagonisti di un videogioco. Ci scommetterei la collezione di cd che i cittadini di quei paesi sono stati spinti a restare fuori dalla zona euro."
Le ho sorriso: "Sei un genio". Avevo deciso. Poi, allargando la bocca nel migliore sorriso di cui sono capace, ho chiamato il cameriere per ordinare altre due birre.
E chi sa che non ne venisse fuori qualcos'altro.