Ménage à trois
(I tuoi jeans gonfi
la mia lingua fuori)
Ille mi par esse deo videtur,
ille, si fas est, superare divos,
misero quod omnis
eripit sensus mihi
(i tuoi jeans aperti
la mia lingua cerca)
La cintura allacciata
trattiene i jeans stretti
e il tuo corpo proteso in avanti
La sfilo dai passanti, a fatica,
cercando il bottone e poi la lampo
Indugio
Non c'è fretta
e li lascio cadere in controtempo
(i tuoi jeans via
la mia lingua lambisce)
Annuso la tua pelle
mordo l'elastico stretto dei tuoi boxer
cerco l'apertura
(i tuoi boxer giù
la mia lingua lecca)
Come un respiro lieve
infilo le labbra e assaggio
(i tuoi occhi nei miei
la mia bocca affonda)
Qui sedens adversus identidem te
spectat et audit dulce ridentem
La tua pelle sotto le mie mani
la mia bocca brucia
e cerca acqua, e respiro
e asseconda sospiri
il suo collo si piega
i tuoi occhi sorridono
i miei si annebbiano
(la tua schiena si inarca
le mie dita affondano i tuoi capezzoli)
Odoro, assaporo
i suoi occhi si chiudono
la tua bocca si riempie
Anche la mia
Una sua lacrima ti sfugge dalla bocca
trattengo una tua lacrima opalescente
mentre tu sorridi soddisfatto
e io ho ancora fame e sete

Quante volte siamo fuorviati nella nostra valutazione di una persona in base ai pregiudizi che abbiamo? Quante volte non riusciamo a vedere in essere umano altro che un’immagine stereotipata, sia esso gay, straniero o diverso in qualunque altro modo da quello che viene considerato comune e normale? Dimentichiamo, così, e perdiamo anche la possibilità di goderne, che ognuno di noi vive tenendo conto di tutte le variabili che la nostra condizione umana ci offre. Pensando a un gay, per esempio, quante volte riusciamo a inquadrare la sua personalità in qualcosa che non ruoti, in maniera esclusiva o quasi, intorno al sesso e alla sessualità come ce la immaginiamo o come ci viene dipinta? Quasi come se ogni persona gay vivesse soltanto della propria sessualità e disegnasse intorno a essa il resto della sua vita, relegando tutte le altre azioni, mangiare, lavorare, pagare il mutuo, a un ruolo secondario e subalterno. Succede la stessa cosa, per esempio, guardando immagini di guerre che ci arrivano, tramite i media, da paesi quali l’Iraq o l’Afghanistan, raramente ci sfiora l’idea che la maggior parte di quelle persone viva le stesse gioie e gli stessi dolori che viviamo noi tutti i giorni, con in più la guerra, certo, con il conflitto come triste e iniqua cornice. Tutte le prese di posizione distorte che ci tocca ascoltare ogni giorno scaturiscono da questo modo superficiale di guardare a chi è diverso da noi, che sia lo zingaro, che vive solo per rubare; il gay, che vive solo per cercare sesso; il musulmano, che vive solo nell’odio del mondo occidentale quando non sia addirittura un terrorista inguaribile, come asseriva la Fallaci in un suo delirante libretto. E’ un peccato, però, limitare la propria visione all’angolo “retto” davanti ai nostri occhi, perché ogni essere umano è un mondo pieno di peculiarità e, spesso, di sorprese, che la natura offre alla nostra esperienza e alla nostra fragile esistenza.