Vladimir Peluria

Un blog del genere lontano dai generi
giovedì, 02 luglio 2009

Passaparola

Passaparola

Ho appena visto passare in televisione lo spot che dovrebbe invogliare gli italiani a leggere. Deve averlo pensato qualcuno che non ne ha mai aperto uno. A me, dopo lo spot, era quasi passava la voglia di leggere. E per fortuna ho appena comprato l'opera omnia di Borges. Eppure sarebbe così facile, anziché dare sfogo alle bizzarie malate di qualche creativo, leggere due versi di Belli

Iddio nun vò ch'er Papa piji moje

Pe nun mette a sto monno antri papetti:

Sinnò a li Cardinali, poveretti,

Je resterebbe un cazzo da riccoje.

(...)

Oppure di Ariosto

Come aviene a un disperato spesso, 

 che da lontan brama e disia la morte, 

 e l'odia poi che se la vede appresso, 

 tanto gli pare il passo acerbo e forte

O, ancora , qualche rigo di Oscar Wilde

Lo studio era intriso d'uno splendido odore di rose, e quando la lieve brezza estiva frusciava tra gli alberi del giardino, dalla porta aperta penetrava il pesante profumo delle serenelle, o quello più delicato dei rosaspini. Sdraiato nell'angolo di un divano coperto di stoffe persiane, e fumando, secondo la sua abitudine, un numero indefinito di sigarette, Lord Henry Wotton poteva vedere i fiori di un'acacia, colorati e dolci come il miele, quei rami fragili che pareva potessero appena sopportare una bellezza tanto splendida; e di quando in quando l'ombra fantastica di un uccello volante si proiettava e scorreva sulle pesanti tende di seta, con una specie di fuggitivo effetto giapponese, facendogli ricordare quei pittori di Tokio, dal viso di giada pallida, che pur servendosi d'un'arte necessariamente statica, cercano di rendere il senso della velocità e del moto

Oppure Gabriel Garcia Marquez

Il giorno che l'avrebbero ucciso, Santiago Nasar si alzò alle 5,30 del mattino per andare ad aspettare il battello con cui arrivava il vescovo. Aveva sognato di attraversare un bosco di higuerones sotto una pioggerella tenera, e per un istante fu felice dentro il sogno, ma nel ridestarsi si sentì inzaccherato da capo a piedi di cacca d'uccelli. «Sognava sempre alberi, – mi disse Plácida Linero, sua madre, 27 anni dopo, nel rievocare i particolari di quel lunedì ingrato.

Ma ce ne sarebbero da citare a migliaia. Per invogliare a leggere, cosa è meglio di un libro?

postato da VladimirPeluria alle ore 19:01 | link | commenti (9)
categorie: libri, televisione, libro, passaparola, tv
lunedì, 29 giugno 2009

Mangiando una mela




Verona è una città bellissima. A Verona, poi, ci sono un sacco di persone in gamba, lavoratrici, oneste, di buon cuore. C'è anche, a Verona, uno sparuto numero di pedofili, assassini, ladri e inquisiti vari. A Verona, come d'altronde a Napoli, a Brazzaville, a Wellington e a Reykjavík, da ben prima che nascessero le moderne democrazie, è invalsa la tradizione di rinchiudere queste persone in un edificio delimitato e ben riconoscibile. Sulla facciata di questo edificio campeggia una scritta che dice, nelle città italiane, almeno, Municipio. In questo edificio - ma non solo in questo: anche in quello omonimo di Palermo (dove si parla di bivacco), di Voghera e di altre amene località della nostra penisola - è stato deciso che è vietato mangiare per strada. A me sembra che, con questo, sia stato varcato uno degli ultimi gradini verso la fine della civiltà. A me manca l'aria, sapendo che, all'occorrenza, non posso camminare per la mia città mangiando un panino, una mela o quello che mi pare. Vasco Rossi dovrebbe anche riscrivere una versione di Albachiara priva dell'apologia di reato che, a questo punto, contiene, e che a me sembrava una delle poche frasi coerenti che aveva messo in musica. 
Con tante città che ci sono in Italia, vi sento chiedervelo, come mai parlo proprio di Verona? Ecco, mi è tornato in mente di quando vivevo con un ragazzo di Verona. Era simpatico, bello, ragionava in modo contorto, ma non era questa la ragione per cui stavo con lui e, per un po' di tempo, mi ha ospitato nella sua casa. Odiava tutti i napoletani, tranne me che amava :), perché, parole sue, "ogni volta che qualcuno me l'ha messo in quel posto, era un napoletano". E pensare che io ho trascorso gran parte della mia vita nella speranza, raramente esaudita, di incontrare un napoletano così. In effetti ne aveva incontrati quattro o cinque, di miei concittadini, prima di me: statisticamente il suo odio si basava su presupposti fragilini. Ecco perché vi dicevo che ragionava in modo contorto.  E' da un po' che non lo vedo. Ciao F, un caro bacio.
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postato da VladimirPeluria alle ore 20:23 | link | commenti (9)
categorie: amore, napoli, , verona, municipio
sabato, 20 giugno 2009

Eurika!



Davanti a una vetrina, mentre Helena fumava una sigaretta guardando schifata la merce esposta, Yvonne e io pensavamo che, per poterla comprare, avevamo bisogno di un mutuo o di un terno al lotto, evento quanto mai improbabile, considerando la nostra scarsa propensione ad autotassarci con quel gioco malefico.
"Guarda com'è bello quel paio: tacco come piace a me, quel tocco di kitch che non guasta", stava dicendomi Yvonne. "290 euro, però ... ci devi lavorare due settimane."
Helena sbuffando, si è fatta andare il fumo di traverso: "La prossima volta che dovete andare in giro per questa robaccia dozzinale, lasciatemi in pace. Starei dormendo da due ore, adesso. Per colpa di voi due sguattere le mie rughe stanno diventando dei solchi."
Yvonne e io l'abbiamo mandata a quel paese platealmente, ma lei neanche ci ha sentite perché, nel frattempo, era corsa dietro a un donnino tutto sculettante che era entrato nella boutique - proprio il tipo che piace a lei - dimenticando quanto aveva appena detto a proposito della merce esposta in vetrina, ed evidentemente, delle poveracce che la indossano.
Ci siamo guardate, come due superstiti, e ci saremmo rimesse a sognare di scarpe e abitini con o senza paillettes, quando Yvonne ha assunto un  espressione che ho imparato a temere, e ha detto: "Sai, la storia dell'euro: credo di aver capito tutto..." L'ho afferrata per un braccio e l'ho trascinata verso il bar di fronte.
Ho riaperto la bocca soltanto dopo che eravamo entrambe sedute di fronte a due doppio malto da 400 ml: sapevo che la cosa sarebbe andata per le lunghe. "E adesso spara", le ho intimato, "vorresti dire che hai una teoria sul perché molti prezzi sono raddoppiati da quando l'euro ha assunto corso legale?"
Mi ha sorriso con l'aria di chi ha capito tutto - lo sa che odio quello sguardo, ma non può farne a meno - e ha incominciato. "Se ci pensi bene, i prodotti che hanno subito un reale  aumento di prezzo da quando c'è l'euro, non sono tantissimi. Anzi, la maggior parte degli alimentari e degli elettrodomestici costa meno. Sai cos'è realmente cambiato, e tanto? La nostra propensione a spendere."
"Ma dai", le ho detto, più che altro per alleggerire lo sguardo insistente con cui stavo fissando il cameriere dai capelli neri che si muoveva silenzioso fra i tavoli.
"Davvero! Il mese scorso, per esempio, ho comprato il palmare. Questo" e me lo ha fatto vedere orgogliosa, come quando si esibisce una cosa nuova. "L'ho pagato 235 euro. Ora, stavo riflettendo sul fatto che non  lo avrei mai comprato se avessi dovuto superare l'ostacolo psicologico delle 450.000 lire. Abbiamo la sensazione di spendere la metà di quanto realmente facciamo, ed è questo che ci frega." Mi ha presa per una mano, tentando di dare una scrollata alla mia attenzione persa dietro le fasce muscolari che riempivano deliziosamente i pantaloni neri del cameriere, e ha proseguito: "Io sono convinta che il rapporto di cambio sia stato studiato proprio per ottenere quest'effetto: era da tempo che si parlava della propensione al risparmio di noi europei, gli italiani soprattutto, ed è lì che si posavano le mire dei grossi gruppi industriali e commerciali. Rifletti su un particolare: come mai l'euro è stato scelto come moneta solo da quei popoli che potevano spendere di più? Ecco, guarda" e infila il palmare nella linea ideale che partiva dai miei occhi per raggiungere quelli del moretto che girava per i tavoli, "guarda i tassi di cambio: i tedeschi, gli italiani, i portoghesi, gli spagnoli e gli austriaci, hanno un rapporto psicologico quasi di uno a due: quello che costava 2 adesso costa 1, e quindi lo compri con più facilità. E adesso, invece, guarda quelli dei paesi che non hanno aderito a eurolandia: Inghilterra, Danimarca, Norvegia ... vedi? Sono tutte nazioni in cui i consumi si sarebbero contratti, per il contraccolpo psicologico di spendere più di prima."
L'ho guardata senza parlare. A volte penso che sia davvero un genio. A volte che sia semplicemente pazza. In quei secondi che trascorrevano in silenzio, stavo decidendo quale delle due fosse in quell'occasione.
"Noi abbiamo creduto di aver scelto, di aver fatto referendum consapevoli di scegliere in base alle nostre idee: invece ci hanno fatto fare sempre quello che vogliono. Ci manovrano come bamboline, come i protagonisti di un videogioco. Ci scommetterei la collezione di cd che i cittadini di quei paesi sono stati spinti a restare fuori dalla zona euro."
Le ho sorriso: "Sei un genio". Avevo deciso. Poi, allargando la bocca nel migliore sorriso di cui sono capace, ho chiamato il cameriere per ordinare altre due birre.
E chi sa che non ne venisse fuori qualcos'altro.
postato da VladimirPeluria alle ore 15:26 | link | commenti (10)
categorie: , scarpe, euro, tacchi, helena, transgender, vladimir, yvonne, trav, crossdress
martedì, 02 giugno 2009

Dizionario del diavolo - 3




Pacifista: s. m. e f. Dall'originario significato di - cito lo Zingarelli - "chi ama la pace; facente parte del movimento a favore dell'abolizione della guerra come mezzo di soluzione delle controversie internazionali", è venuto assumendo nel tempo un significato molto diverso. Oggi, questa parola ha per lo più valenza negativa, di persona incline ad accogliere delinquenti in casa propria o che finanzia l'armamento dei nemici. Confronta anche con Ecologista e No global.


postato da VladimirPeluria alle ore 16:07 | link | commenti (5)
categorie: , dizionario, diavolo, no global, pacifista, ecologista, bierce

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Vladimir Peluria, transgender innamorata della vita. L'ironia salverà il mondo oppure non si salverà.

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